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Le canne telescopiche sono in assoluto le più utilizzate in mare e in acqua dolce, così tanto comuni che spesso non ci si sofferma a riflettere su quanto la loro invenzione abbia rivoluzionato il mondo della pesca. Oggi andremo ad analizzare questa diffusissima tipologia di attrezzi nei minimi dettagli, scoprendo quali sono le caratteristiche tecniche che ne determinano pregi, difetti, impieghi e limiti.
Nate per esigenza
Come ogni attrezzatura, elemento tecnico, accessorio, ecc., anche le canne da pesca telescopiche sono state concepite per riuscire a soddisfare un’esigenza. Nello specifico si ebbe la necessità di avere delle canne che fossero più lunghe delle comuni canne monopezzo dell’epoca, ma al tempo stesso compatte e facili da trasportare.
Inizialmente la soluzione fu quella di costruire dei fusti segmentati che bisognava poi connettere tramite degli innesti, sistema che continuiamo tutt’oggi a ritrovare nelle canne da Spinning, Surfcasting, ecc. Tuttavia al crescere della lunghezza del fusto cresceva anche il numero di innesti, a discapito della praticità d’uso e trasporto. In risposta a questa ulteriore esigenza sopraggiunta, fu sperimentato un nuovo e ingegnoso sistema che prevedeva che le sezioni della canna potessero entrare una dentro l’altra come una Matrioska per ridurre al minimo gli ingombri. Fu così che nacque la canna da pesca telescopica: un attrezzo comodissimo da estendere a prescindere dalla lunghezza, che dunque poteva raggiungere cifre prima di allora impossibili.
Com’è fatta una canna telescopica
Le canne da pesca telescopiche sono composte da diverse sezioni tubolari che, come detto, possono entrare una dentro l’altra. E affinché questo possa avvenire, le sezioni devono avere un diametro molto preciso ma soprattutto una geometria conica, fondamentale per permettere alla canna di essere allungata.
La differenza tra i diametri iniziali e finali di ogni sezione, infatti, fa sì che ognuna di esse possa venire estratta fuori dall’altra durante l’estensione della canna ma senza mai uscire del tutto, perché non vi è lo spazio sufficiente. Si viene a creare così una zona di contatto dove il tratto finale di una sezione si incastra con il tratto iniziale della sezione successiva.

La zona di contatto delle sezioni

La particolare lavorazione del carbonio all'estremità della sezione

La sovrapposizione delle sezioni
I difetti delle canne telescopiche
Una delle grandi criticità delle canne telescopiche, a prescindere dalla lunghezza e dai diametri, è il comportamento dell’attrezzo nella zona dove le sezioni vengono a contatto, sia da un punto di vista strutturale che funzionale in pesca.
Innanzitutto è importantissimo che non ci siano giochi, spazi vuoti né tantomeno materiali danneggiati o cedevoli lì dove avviene l’accoppiamento degli elementi, altrimenti si potrebbe facilmente incorrere in lesioni e rotture della canna nel momento in cui viene sottoposta ad una certa forza. Oltre a ciò, un innesto perfetto consente di avere una trasmissione delle sollecitazioni e delle vibrazioni ottimale, pur con gli inevitabili limiti dati da un fusto che non è uniforme, bensì intervallato da zone dove si hanno due materiali sovrapposti a causa degli accoppiamenti delle sezioni.
C’è da dire che l’evoluzione delle canne da pesca telescopiche non si è mai fermata nel corso degli anni e le aziende hanno investito tempo e risorse per cercare di limitare il più possibile gli effetti collaterali di questo comodo sistema. In particolare sono proprio le zone di contatto tra le sezioni ad essere state maggiormente oggetto di studio, visto quanto siano critiche strutturalmente parlando. Oggi le canne da pesca telescopiche sono dotate di trattamenti speciali in ogni giuntura, come avvolgimenti o spiralature di carbonio, rivestimenti appositi, ecc., con il risultato di avere delle prestazioni ed un’uniformità di piega davvero ottime, seppure non ancora al livello dei fusti monopezzo o in due - tre pezzi.
Un must in tantissime tecniche
Quasi tutti almeno una volta abbiamo preso in mano una canna da pesca telescopica, a dimostrazione del fatto di quanto questi attrezzi siano universalmente diffusi per la loro grande praticità e poliedricità di utilizzo, anche a fronte di lunghezze considerevoli.
In tutte le tecniche dove sono necessari attrezzi molto lunghi, infatti, si parla sempre e solo di canne telescopiche, come nella Bolognese, nella Roubaisienne, nella trota lago, ecc. Ma la loro maggiore praticità rispetto alle controparti in due o tre sezioni ad innesto ha portato le aziende a produrre canne telescopiche anche da destinare a pesche dove si impiegano canne corte, nel caso in cui non fossero previste sollecitazioni estreme.
I consigli di Flavio
Sicuramente nelle situazioni più gravose ed impegnative sono da preferire le canne in due o tre pezzi ad innesto, come nel Drifting al tonno, il Bolentino di grande profondità, lo Spinning pesante, ecc., pesche dove le canne telescopiche sono praticamente assenti.
Le canne ibride
Abbiamo visto pregi e difetti delle canne da pesca telescopiche, un sistema che ha rivoluzionato il modo di affrontare molte tecniche e che tutt’oggi continua ad essere indispensabile per rendere trasportabili i lunghissimi attrezzi che spesso si devono impiegare. I fusti telescopici inoltre si sono dimostrati essere tanto versatili che le aziende hanno potuto realizzare delle canne ibride, ovvero dotate sia di sezioni ad estensione telescopica che di sezioni ad innesto.
Una delle declinazioni più comuni di questo tipo di costruzione consiste nel realizzare delle canne che sono quasi interamente telescopiche, tranne che per la cima: quest’ultima infatti verrà innestata direttamente in un alloggiamento apposito posto all’estremità della pre-cima, che quindi sarà l’ultima sezione telescopica del fusto.
Uno dei grandi vantaggi dell’avere la cima separata dal resto del fusto è la possibilità di avere diverse cime di diverse grammature da portare con sé sullo spot: ciò fa aumentare di molto la versatilità di impiego dell’attrezzo, visto che si può sostituire la cima in pochi istanti in base alle necessità per variare il proprio assetto di pesca ed adattarsi al meglio alle varie situazioni. Questa caratteristica ha reso le canne da pesca con cimini ad innesto irrinunciabili in particolare in alcune tecniche come il Bolentino leggero ed il Beach Ledgering.

L'innesto della cima nella pre-cima