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Nel valutare lo stato di salute degli anelli delle canne da pesca, spesso si guarda solo il telaio in cerca di ruggine... ma non bisogna mai trascurare la pietra. Oggi vedremo come controllare l’integrità della pietra dell’anello in poche semplici mosse, per essere sicuri che questa parte fondamentale sia intatta e possa far scorrere il filo in modo ottimale ma soprattutto senza danneggiarlo.
Le crepe: l’incubo di ogni filo
Al giorno d’oggi la tecnologia dei materiali ha fatto passi da gigante, con la sintetizzazione di composti dalle proprietà sempre migliori. Ovviamente anche la pesca ha beneficiato di questa evoluzione e le nostre attrezzature hanno raggiunto livelli sempre più elevati di resistenza e leggerezza.
Entrando nello specifico del tema di oggi, ovvero gli anelli, il miglioramento ha cambiato sia il loro telaio che la loro pietra ed è proprio su quest’ultima che vogliamo soffermarci, vista l'importanza del suo compito in pesca e visti anche i danni che può arrecare al filo se non è perfettamente integra.
Un anello dalla pietra scheggiata, crepata o in generale rovinata è un qualcosa di davvero deleterio per il filo, perché esso scorre costantemente tra gli anelli sia nei lanci che nel recupero, soprattutto nelle tecniche in cui l’esca è in continuo movimento. Anche una microscopica fessura, praticamente invisibile ad occhio nudo o quasi, può rovinare centinaia di metri di nylon, fluorocarbon o soprattutto trecciato, un filo che risente tantissimo dell'abrasione e che si danneggia irreparabilmente in pochi istanti. È fondamentale quindi essere sicuri che la pietra sia perfetta, per non rischiare di dover buttare il filo che magari avevamo appena imbobinato...
I consigli di Flavio
Capita di imbobinare del filo nuovissimo e di ritrovarselo usurato, opaco o sfilacciato già dopo pochi giorni. Sebbene le motivazioni in questi casi possano essere molte, la colpa potrebbe essere proprio degli anelli. Ricordiamoci che una scheggiatura anche invisibile può essere tagliente come un cutter visto quanto sono dure le pietre degli anelli attualmente in commercio.
Un controllo visivo e manuale
Scoprire se un anello ha la pietra scheggiata può essere difficile talvolta, perché la crepa potrebbe essere davvero piccolissima. In ogni caso il primo passo è senza dubbio quello di dare un’occhiata molto attenta alla superficie della pietra per valutare visivamente la presenza di eventuali danni, ancora meglio se ci si può munire di una buona lente d’ingrandimento e di una luce adeguata.
Un altro controllo basilare che si può fare è quello di passare il dito all’interno dell’anello e cercare di sentire con il polpastrello la presenza di qualche irregolarità sulla superficie della pietra.

Un anello Fuji con pietra Alconite
Il test dello scorrimento
Se il danno è talmente piccolo da non essere visibile ad occhio nudo, c’è un metodo pratico e molto semplice che permette di individuarlo in modo inequivocabile. Il metodo consiste nel riprodurre lo scorrimento del filo sull’anello, per valutare eventuali impuntamenti, anche minimi, o abrasioni del filo stesso.
Per questa operazione l'ideale sarebbe utilizzare un trecciato 8 capi molto sottile, in quanto è il tipo di filo più delicato e sensibile all’abrasione. Tagliamo uno spezzone di trecciato e passiamolo dentro l’anello, tirandolo continuamente avanti e indietro. È importante assicurarsi di far scorrere il filo con cura su tutta la superficie della pietra, senza tralasciarne alcuna parte, visto che le scheggiature possono arrivare ad essere talmente piccole da nascondersi ovunque. Si possono anche aumentare la forza impressa e la velocità di scorrimento, per far crescere ulteriormente la pressione tra filo e anello e facilitare il processo. Fatto questo, controlliamo attentamente lo stato del trecciato che abbiamo usato: se risulta essere intatto allora l’anello avrà una pietra perfettamente integra, ma se invece notiamo delle sfibrature o delle abrasioni sullo spezzone significa che la pietra è danneggiata e che l’anello va assolutamente sostituito.
Qual è l’anello più a rischio?
Abbiamo visto quanto è facile controllare che la pietra degli anelli delle nostre canne da pesca sia in perfetto stato, e quanti problemi è possibile evitare con queste rapide operazioni.
È vero che può succedere che una canna presenti uno o più anelli danneggiati per via di un difetto di fabbricazione, ma nella maggioranza dei casi la causa principale è da attribuirsi a colpi o cadute accidentali subite dall’anello oppure alla normale usura nel tempo in pesca. A proposito di usura, c’è un anello della canna che è il più soggetto a rovinarsi con l’utilizzo e di conseguenza è anche quello con il maggiore rischio di scheggiatura: è il puntale.
Con la sua posizione, il puntale è l’anello più sollecitato in assoluto della canna, per due ragioni logiche. In primis bisogna considerare che spesso l’angolo che si viene a formare tra canna e filo durante il recupero è acuto, e fa sì che la pressione sulla pietra del puntale sia molto maggiore rispetto a quanto avviene negli altri anelli, accelerando il processo di usura. Oltre a ciò, il fatto che il puntale sia in cima alla canna lo rende di fatto il più esposto agli urti in assoluto, urti che possono perfino colpire la pietra direttamente visto che nel puntale questa solitamente sporge leggermente al di sopra del telaio metallico.